LinkedIn ha deciso: il futuro della piattaforma è il video. Dopo mesi di test, la rete professionale porta il feed verticale e il modulo “Video per te” anche su desktop, non più solo su app. Il motivo è nei numeri: LinkedIn dichiara che i video vengono guardati il 36% in più anno su anno, per un totale che sfiora i 154 miliardi di visualizzazioni. Tradotto per chi fa impresa in Italia: se finora hai trattato LinkedIn come una bacheca di testi e caroselli, è il momento di ripensare la strategia. Ecco cosa cambia davvero e come muoverti.
Cosa è cambiato di preciso
Fino a poco fa l’esperienza video “a schermo intero”, quella in cui scorri da un video all’altro come su TikTok, esisteva solo dentro l’app mobile. Ora LinkedIn la sta estendendo al web: apri un video dal feed o dal modulo “Video per te” da computer e puoi passare al successivo con un clic o uno swipe. In più, mentre guardi un video puoi vedere un’anteprima del profilo di chi l’ha pubblicato senza uscire dal player. Sembra un dettaglio, ma per un professionista significa una cosa sola: più occasioni di essere scoperto da chi non ti segue ancora.
Perché conta per chi fa business B2B
LinkedIn resta la piattaforma dove si prendono le decisioni d’acquisto nel B2B. Se l’algoritmo premia il video e apre un canale di scoperta dedicato, chi produce video parte avvantaggiato in termini di reach. Non è una moda passeggera: è un segnale strutturale, lo stesso percorso già fatto da Instagram con i Reels. Chi si muove ora, mentre i feed video sono ancora poco affollati rispetto a testo e caroselli, ha più spazio per emergere prima che lo facciano tutti.
Cosa fare da subito
Non serve una produzione da studio televisivo. Bastano tre mosse concrete. Primo: gira video verticali brevi, da 30 a 90 secondi, in cui rispondi a una domanda che i tuoi clienti fanno davvero. Secondo: metti il messaggio chiave nei primi 3 secondi e usa i sottotitoli, perché gran parte delle persone guarda senza audio. Terzo: chiudi con un invito chiaro (un commento, una risorsa, un contatto). La costanza batte la perfezione: meglio un video decente a settimana che uno “perfetto” ogni tre mesi.
Gli errori da evitare
L’errore più comune è ricaricare su LinkedIn lo stesso identico Reel di Instagram con il watermark di un’altra app: penalizza la reach e comunica poca cura. Evita anche i video orizzontali pensati per YouTube: qui il formato verticale è quello nativo. Infine, non delegare tutto all’AI senza controllo: LinkedIn sta già premiando i contenuti autentici e originali, e un video che sa di “generato in serie” fatica a costruire fiducia.
Il momento giusto è adesso
Le finestre di opportunità sui social durano poco. Quando una piattaforma spinge un formato con questa forza, i primi a presidiarlo raccolgono reach organica che tra sei mesi costerà molto di più. Se LinkedIn è un canale importante per la tua impresa, il video verticale non è più un “nice to have”: è la leva su cui puntare per la seconda metà del 2026.
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