Dal 30 luglio 2026 LinkedIn ha reso i Collaborative Posts disponibili a tutti i membri e alle pagine aziendali nel mondo. Non è più un test riservato a pochi creator selezionati: chiunque abbia un account LinkedIn può ora co-autorare un post insieme a un’altra persona o a una pagina aziendale. Il risultato viene pubblicato contemporaneamente su entrambi i profili, raggiungendo tutte e due le audience in un colpo solo. Se stai cercando un modo concreto per ampliare la reach organica su LinkedIn senza spendere un centesimo in adv, questo è probabilmente il momento giusto per muoverti.
Cosa sono esattamente i Collaborative Posts e come funzionano
Un Collaborative Post è un contenuto co-firmato da due o più account LinkedIn — profili personali o pagine aziendali, in qualsiasi combinazione. Non si tratta di un tag o di una menzione: entrambi i nomi compaiono in cima al post come co-autori, con foto e nome in evidenza. Quando il post viene pubblicato, compare nel feed dei follower di tutti gli account coinvolti, non soltanto di chi lo ha creato per primo. In pratica, è come pubblicare lo stesso post su due canali diversi in un unico gesto — ma con la credibilità aggiuntiva della firma condivisa.
Il meccanismo è semplice. Chi avvia il post (il lead author) redige il testo nel composer di LinkedIn come farebbe normalmente, poi apre le impostazioni del post e seleziona “Aggiungi collaboratori”. Cerca il profilo o la pagina con cui vuole co-firmare e invia l’invito. Il collaboratore riceve la richiesta, può leggere il contenuto e decidere se accettare. Una volta accettato, il post viene pubblicato con tutti i nomi e raggiunge tutte le audience in simultanea. Se il collaboratore non accetta, il post non viene pubblicato sulla sua rete — non ci sono sorprese o contenuti pubblicati senza consenso.
Perché LinkedIn ha deciso di aprirlo a tutti proprio ora
I Collaborative Posts erano stati introdotti in beta a giugno 2026, durante il Cannes Lions, con un gruppo ristretto di creator e brand selezionati. LinkedIn li ha monitorati per alcune settimane, ha visto i risultati — e ha deciso di allargare l’accesso globalmente. Il segnale è chiaro: la piattaforma sta scommettendo forte sul contenuto collaborativo come leva di crescita organica. I numeri dietro questa scelta sono eloquenti: negli ultimi 12 mesi i video su LinkedIn sono cresciuti del 36%, la creazione di contenuti è raddoppiata, e la concorrenza per la visibilità nel feed si è intensificata. I Collaborative Posts rispondono a una domanda precisa: come faccio a farmi vedere da nuove persone senza pagare per la distribuzione?
Chi può trarne vantaggio concreto — e come
Le applicazioni più immediate per chi lavora nel marketing e nella comunicazione aziendale sono diverse. La prima è il co-marketing tra brand: due aziende con pubblici complementari — un’agenzia di marketing e un tool SaaS, per esempio, o una società di formazione e un’associazione di categoria — possono co-firmare un’analisi, un case study o un punto di vista condiviso, portandolo davanti a entrambe le loro audience. La seconda è la collaborazione tra creator e aziende: un creator con molti follower può co-autorare un post con la pagina di un brand che sostiene, dando al brand visibilità sulla community del creator in modo molto più autentico di un semplice sponsored post. La terza riguarda i team interni: un manager e un dipendente esperto possono firmare insieme un contenuto che metta in luce sia la cultura aziendale sia la competenza tecnica del team.
Per le PMI, l’opportunità è particolarmente interessante: una piccola azienda con una pagina LinkedIn da poche centinaia di follower può collaborare con un professionista del settore che ne ha migliaia, dando improvvisamente visibilità a contenuti che altrimenti sarebbero rimasti in un circuito ristretto. Non serve avere un budget pubblicitario: serve costruire una relazione e proporre una collaborazione che abbia senso per entrambi.
Le regole del gioco: cosa funziona e cosa no
Come ogni strumento, i Collaborative Posts funzionano bene se usati con criterio. Il principio base è che il contenuto deve avere senso per entrambe le audience — non serve fare un post generico solo per moltiplicare la distribuzione. Se i follower di un collaboratore non trovano rilevanza nel contenuto, interagiranno poco, e LinkedIn mostrerà il post a meno persone. Il secondo punto riguarda la qualità editoriale: un post co-firmato porta con sé la reputazione di entrambi gli account. Un contenuto sciatto o troppo promozionale può danneggiare entrambe le parti. Terzo aspetto: la trasparenza. LinkedIn mostra chiaramente chi ha collaborato al post, quindi è importante che la partnership sia autentica e che il contenuto rifletta davvero il punto di vista di entrambi gli autori.
Dal punto di vista tecnico, tieni presente che al momento ogni collaboratore deve accettare manualmente l’invito prima della pubblicazione. Non è possibile programmare un Collaborative Post e pubblicarlo automaticamente: serve un’azione attiva di ogni co-autore. Questo significa che, per campagne pianificate, bisogna coordinarsi in anticipo con i collaboratori e assicurarsi che siano disponibili nel momento della pubblicazione.
Come iniziare subito: i passi pratici
Se vedi già l’opzione “Aggiungi collaboratori” nel composer di LinkedIn, sei pronto a partire. Il primo passo è identificare due o tre persone o pagine con cui condividi un pubblico parzialmente sovrapposto ma non identico — la sovrapposizione totale annulla il vantaggio della co-distribuzione. Poi pensa a un tipo di contenuto che abbia valore per entrambe le reti: un’analisi di settore, un punto di vista su un trend, un case study con dati reali, o una guida pratica su un problema comune. Proponi la collaborazione in modo diretto, spiega il vantaggio reciproco, e inizia con qualcosa di semplice — un post di testo o con un’immagine. Una volta presa confidenza con il meccanismo, puoi esplorare formati più elaborati come i caroselli o i video.
Se invece l’opzione non è ancora visibile nel tuo account, potrebbe essere una questione di rollout progressivo — LinkedIn sta abilitando la funzione gradualmente anche all’interno del rilascio globale. Controlla nelle prossime ore o giorni: il rilascio è in corso.
Conclusione: co-creare è il nuovo networking
I Collaborative Posts sono uno dei cambiamenti più concreti e immediati che LinkedIn abbia introdotto negli ultimi anni per il marketing organico. Non richiedono budget, non cambiano l’algoritmo, e non dipendono da trucchi: si basano su relazioni reali tra persone o brand che hanno qualcosa di interessante da dire insieme. In un momento in cui la reach organica su tutti i social è sotto pressione, avere uno strumento che la moltiplica in modo trasparente e autentico è una risorsa da non ignorare.
Se vuoi capire come integrare i Collaborative Posts in una strategia LinkedIn completa — dai contenuti al personal branding fino alla lead generation B2B — il team di Colibrì Marketing Agency può aiutarti a costruire un piano su misura. Per una visione più ampia della tua presenza digitale, con SEO, advertising e social media coordinati in un unico progetto, Digital Strategy Borzì è il punto di partenza giusto.
