Se la tua strategia su Instagram si regge ancora sui repost — clip prese altrove, meme ricondivisi, caroselli “ispirati” a quelli degli altri — è il momento di fermarti e ripensarla. Da fine aprile 2026 Meta ha esteso a tutti i formati il giro di vite sui contenuti non originali: non solo Reels, ma anche foto, caroselli e contenuti statici. Al centro c’è l’Originality Score, il punteggio con cui l’algoritmo valuta quanto un account produce davvero roba sua. E le conseguenze sulla reach sono concrete: gli account costruiti sul riciclo hanno visto crolli di copertura tra il 60 e l’80%, mentre i creator originali sono cresciuti. Vediamo cosa succede davvero e, soprattutto, cosa fare.

Cos’è l’Originality Score e come ti misura

L’Originality Score non giudica il singolo post in modo isolato: guarda cosa pubblichi nell’arco di un mese. Se la maggior parte della tua produzione è materiale ripreso da altri, l’account perde peso nei sistemi di raccomandazione. In pratica Instagram si chiede: “Questo profilo aggiunge valore o si limita a ridistribuire quello che già esiste?”. È una valutazione a livello di account, non di singolo contenuto. Per questo non basta avere un Reel virale ogni tanto: conta la coerenza di ciò che pubblichi nel tempo.

Cosa cambia con l’estensione a foto e caroselli

Fino a poco fa la stretta riguardava soprattutto i video. Dal 30 aprile 2026 la stessa logica si applica a foto singole, caroselli e qualsiasi formato statico. Significa che anche la pagina che vive di gallerie ricondivise, screenshot di tweet o immagini scaricate da banche dati senza alcun apporto rischia di diventare invisibile in Esplora e nei suggerimenti. Attenzione: Instagram non taglia la reach verso i tuoi follower esistenti. Il colpo è sulla Discovery, cioè sul motore di crescita che ti porta pubblico nuovo. Tradotto: continui a parlare a chi già ti segue, ma smetti di crescere.

Cosa conta come “originale” e la regola del 30%

Meta definisce originale ciò che hai creato tu o che hai modificato in modo sostanziale. Ricondividere il video di un altro, anche senza watermark, fa scattare la penalizzazione. Per “trasformare” davvero un contenuto serve aggiungere almeno il 30% di materiale nuovo: un commento, un’analisi, una rielaborazione, un punto di vista. I meme restano ammessi quando aggiungi un livello tuo — ironia, contesto, opinione. La differenza non è tecnica ma sostanziale: stai dando qualcosa in più a chi guarda, oppure stai solo spostando un file da una piattaforma all’altra?

Cosa fare adesso, in concreto

Prima cosa: fai un audit del tuo ultimo mese di pubblicazioni e calcola onestamente quanta parte è originale. Se sei sotto al 50%, hai un problema di Discovery. Seconda cosa: smetti di pubblicare watermark di TikTok o di altre piattaforme — sono tra i primi segnali che l’algoritmo legge come “riciclo”. Terza: trasforma invece di ricondividere. Se trovi un contenuto interessante, non rilanciarlo così com’è: rifallo con la tua voce, i tuoi dati, il tuo esempio. Quarta: punta su formati difficili da copiare, come backstage, casi reali dei clienti, opinioni di settore. Quinta: monitora la reach da non-follower nei tuoi Insight — è lì che vedrai per prima l’effetto delle modifiche.

Perché per i brand è un’opportunità, non solo un rischio

Chi negli anni si è costruito un pubblico ricondividendo i contenuti altrui ora paga il conto. Ma chi produce contenuti propri si ritrova con meno rumore intorno e più spazio nei suggerimenti. Per un’azienda italiana questo significa che investire in contenuti veri — anche semplici, ma autentici — non è più solo una questione di brand: è una leva diretta di copertura. La cattiva notizia per chi cercava scorciatoie è la buona notizia per chi vuole costruire qualcosa di solido.

Tirare su un flusso di contenuti originali e costanti richiede metodo, non improvvisazione. Se vuoi una strategia social cucita sulla tua attività, la cura Colibrì Marketing Agency, specializzata in content e social creativo per PMI. E se prima ancora ti serve mettere ordine nella strategia digitale complessiva — posizionamento, obiettivi, canali — il punto di partenza è Digital Strategy Borzì, consulenza strategica per imprese che vogliono crescere online con criterio.