social media – Social Media Italia http://socialmediaitalia.it Informati sempre sui servizi di social media. Wed, 28 Sep 2016 16:54:27 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.6.10 Come usare (e non usare) gli hashtag sui social media http://socialmediaitalia.it/come-usare-non-usare-gli-hashtag-sui-social-media/ Tue, 05 Jul 2016 12:11:16 +0000 http://socialmediaitalia.it/?p=7563 L’impatto degli hashtag sulla moderna cultura digital, e non solo, è stato da subito molto forte. Nel 2012 l’American Dialect Society ha insignito “hashtag” come Parola dell’Anno, segnale forte di un’importanza che influisce anche sul nostro linguaggio di tutti i giorni. Da quando è stato utilizzato per la prima volta su Twitter nel 2007, l’hashtag è diventato uno dei simboli più celebri del mondo social, permettendo agli utenti di organizzare conversazioni, interagire con eventi e conversare con altre persone online.

Gli hashtag sono impiegati anche come strumenti per le più diverse campagne di marketing. In questo caso, l’uso dell’hashtag con finalità promozionali e di comunicazione deve essere però soggetto ad alcune “regole”: sapere come usare questo prezioso alleato è fondamentale per ottenere successo nei social media. Ho pensato di riassumere in quattro (+1) punti queste buone pratiche.

1. L’HASHTAG DEVE ESSERE UNICO

Quando scegli il tuo hashtag assicurati che sia unico e specifico. Se usi termini specifici entrerai in un flusso più ampio di topic, ma non permetterai al tuo pubblico di interesse di entrare facilmente in contatto con te, e viceversa.

2. SCEGLI UN HASHTAG CHE SAPPIA FARSI RICORDARE

L’hashtag dovrebbe essere corto e facile da digitare, in modo tale da permettere agli user di farsi un’idea chiara sull’oggetto della tua scelta. Optare per un hashtag di questo tipo aiuta anche a non scriverlo sbagliato, dinamica banale ma che non devi sottovalutare nella tua strategia. 

3. STESSO HASHTAG, DIVERSI SOCIAL

Anche se l’hashtag nasce in seno a Twitter, oggi è impensabile non utilizzarlo anche in social come Facebook, Instagram, Pinterest e anche Linkedin. L’uso transmediale di uno stesso hashtag ti permette di organizzare contenuti e immagini, aiutandoti nella visione d’insieme della tua campagna. Inoltre, un hashtag unico per tutti i social entra più facilmente nella testa delle persone.

4. STUDIA L’HASHTAG PRIMA DI UTILIZZARLO

Se hai scelto un hashtag che ti sembra rispettare tutte i tre precedenti consigli, controlla bene se qualcun altro non l’ha già utilizzato prima di te: la cosa peggiore che potrebbe capitare è realizzare solo dopo che lo stesso tuo hashtag è già stato usato per un argomento completamente diverso.

Gli hashtag rappresentano una grande opportunità per le campagne di marketing e il loro utilizzo deve essere sapientemente regolato. I vantaggi di un efficace impiego di questo strumento derivano proprio da quanto si riesce a rispettare queste semplici, ma non per questo superficiali, buone pratiche. Assicurati, quindi, ti condividere buoni contenuti e di dare alla tua audience il giusto messaggio. Ma soprattutto: non usare gli hashtag per qualsiasi cosa!

#Capito?

Fonte: http://www.marketingarena.it/2016/06/30/usare-non-usare-gli-hashtag-sui-social-media/

[]
1 Step 1
Voglio ricevere più informazioni (Newsletters)
Nometrue
Previous
Next
]]>
7 consigli per una strategia di Social Media http://socialmediaitalia.it/7-consigli-per-una-strategia-di-social-media/ http://socialmediaitalia.it/7-consigli-per-una-strategia-di-social-media/#respond Mon, 07 Apr 2014 10:32:04 +0000 http://socialmediaitalia.it/?p=6583 Si stima che l’88% dei marchi oggi utilizzano i social media per il marketing. Se non sei su Twitter, Facebook, Google+ o altre piattaforme importanti,  rischi di essere lasciato indietro. Tuttavia, la verità è che sta diventando molto più difficile distinguersi. Come può un’ organizzazione differenziarsi, e costruire relazioni su piattaforme rumorosi?

Che tu sia appena agli inizi o no, abbiamo compilato una guida  per costruire (o migliorare) la vostra strategia di social media:

1. Definisci i tuoi obiettivi
Che cosa stai cercando di fare con i social media, comunque? Ci sono poche risposte giuste o sbagliate a questa domanda, ma la seguente tabella elenca alcuni dei più comuni:

Lo studio illustrato sopra indica che i venditori di oggi sono più propensi a utilizzare i social media per il riconoscimento del marchio, la fedeltà dei clienti, la guida agli acquisti ed il miglioramento del SEO.

Una volta definiti questi obiettivi, è fondamentale fare in modo di trasformarli in realtà.

2. Ricerca il tuo pubblico
La maggior parte dei venditori hanno familiarità con l’idea della ricerca del cliente e del potenziale cliente, e molti altri si sono documentati sui potenziali acquirenti tipi diversi di consumatori si approcciano alle piattaforme di social media con modalità differenti. Mentre gli acquirenti B2B dovrebbero vedere Facebook come piattaforma  solo per amici e famiglia, dovrebbero eseguire la ricerca del prodotto utilizzando le pagine aziendali di LinkedIn. 

3. Ricerca i tuoi concorrenti
L’analisi della concorrenza va fatta costantemente.  Ci sono una serie di strumenti che possono rendere più semplice questa ricerca.  L’ analisi dovrebbe esaminare i seguenti fattori:

  • Seguaci
  • Impegno
  • Piattaforme usate
  • Strategia di parole chiave
  • Tempi di risposta
  • Percentuale di contenuti adattati ed originali
  • Contenuti visivi 

4. Mappa i tuoi argomenti
Qual è la proposta di valore unico del tuo brand? Perché i tuoi clienti scelgono te invece che i tuoi concorrenti? Conoscere la risposta a questa domanda è un punto di partenza fondamentale per definire i temi che serviranno ad alimentare i tuoi  social media. Scegli uno o due temi che si adattano allo scopo principale del  brand, e 3 o 4 concetti che calzano perfettamente.

Primari:

  • Contenuto di Marketing
  • Contenuto di marketing per una piccola azienda

Secondari:

  • Contenuto di promozione
  • SEO e ricerca per parole chiave
  • Tattica di copywriting efficace
  • Social media intelligente 

5. Preparati a curare
La maggior parte dei venditori di contenuti condividono dei contenuti curati giornalmente. Per rendere le cose più facili al tuo team social media, definisci un elenco di ottimi contenuti, risorse di alta qualità per la condivisione . Idealmente, questi dovrebbero essere i blogger e marchi con un pubblico che rispecchia da vicino il proprio. Vai oltre la condivisione di costruzione di relazioni, in modo da poter godere dei vantaggi di avere il vostro gesto ricambiato.

6. Creare un calendario editoriale
Il tuo calendario editoriale dovrebbe essere molto più di una lista di date, idee sul titolo del blog e parole chiave. Dovrebbe essere un documento che gestisce il flusso di informazioni tra il contenuto e i social team, aumentando la trasparenza e la collaborazione. Crea un documento che sia abbastanza chiaro cosicché il social team  possa  incorporare parole chiave, temi e campagne.

7. Misurare e migliorare
Anche se non si deve saltare nessun  passaggio di questa lista, questo è senza dubbio il più importante. La tua strategia di social media è un documento reale,  devi  rivederlo  regolarmente, e determinare i modi per migliorarlo. Rivedere le metriche con uno strumento come Sprout Social può rivelare dure verità su ciò che sta e non sta funzionando.

]]>
http://socialmediaitalia.it/7-consigli-per-una-strategia-di-social-media/feed/ 0
5 modi per rimanere rilevante e appetibile in social media http://socialmediaitalia.it/5-modi-per-rimanere-rilevante-e-appetibile-in-social-media/ http://socialmediaitalia.it/5-modi-per-rimanere-rilevante-e-appetibile-in-social-media/#respond Fri, 04 Apr 2014 10:17:26 +0000 http://socialmediaitalia.it/?p=6517 1. Acquisisci nuove competenze nel marketing

Il content marketing è un tema caldo da un paio d’anni a questa parte, è c’è un motivo. Molti marketer stanno imparando che dare valore attraverso i contenuti è un ottimo modo di aumentare la brand awareness e trasformare i prospect in lead. L’influence marketing è un altro trend che probabilmente vedremo crescere nel corso dei prossimi mesi.

Il punto è che c’è sempre qualcosa di nuovo nel marketing. E bisogna studiare questi trend, perché alcuni di questi sfonderanno.

E’ importante anche acquisire nozioni di “vecchio marketing”. Ad esempio, quello che ho imparato lavorando nelle PR è applicabile anche all’influence marketing. Le mie conoscenze SEO mi aiutano a portare traffico organico al nostro blog aziendale. L’email marketing è un tema ancora molto caldo, e imparare il funzionamento di MailChimp (o sistemi simili) è un ottimo skill da possedere.

E’ necessario continuare ad apprendere. Ritagliati del tempo ogni giorno per seguire i blog, provare nuove app e nuovi network, mettere le mani su nuove tecnologie. Fai emergere il tuo lato geek. Leggi le idee e le intuizioni dei creativi e business leader di successo.

Diversificare le nostre competenze, e acquisirne di nuove, ci permette di mantenere le nostre competenze aggiornate e rilevanti.

2. Diventa l’”avvocato del cliente”, all’interno del tuo marketing team

Secondo uno studio di IBM, il 55% dei CEO ammette che i clienti influenzano la visione strategica e di business di un’azienda. I dirigenti stanno iniziando a capire che hanno bisogno di coinvolgere i clienti in ogni processo aziendale.

Ciò significa che il social media manager deve comprendere il valore di ascoltare e coinvolgere i clienti, lavorando in sintonia con chi si occupa di customer care.

Usa i social media per intercettare e catturare le tendenze che influenzeranno il futuro della tua azienda. Cose come l’Internet of Things (=Internet delle cose), i wearable tech (=i dispositivi tecnologici indossabili, come occhiali o orologi), la sharing economy (=economia collaborativa) e i big data hanno il potenziale per rivoluzionare interi settori economici.

Diventare “cliente-centrico” fa emergere il vero ROI dei social media, e migliora di conseguenza il tuo posizionamento all’interno della tua azienda (cosa che potrebbe anche aiutarti nel tuo percorso lavorativo).

3. Scrivi!

Ai marketer viene richiesto di avere ottime capacità di scrittura, e sarà così anche in futuro. Se vuoi rimanere in questo settore, impara ad organizzare i tuoi pensieri e a scrivere bene. Dai blog alle email, dalle landing page agli ebook, la scrittura ha un sacco di applicazioni pratiche all’interno del marketing.

Qualunque sia il prossimo trend emergente nel marketing, puoi commettere che servirà la tua capacità di scrivere. Quindi, sei hai già un blog, continua a coltivarlo, e trova nuove vie per migliorarti.

Se invece non hai ancora un blog, è arrivato il momento di aprirne uno: inizia a scrivere!

4. Impara a far marketing sull’intero processo di vendita

Ammettiamolo: la maggior parte degli sforzi (se non tutti) che si fanno tramite l’attività sui social media si ferma alla parte alta del sales funnel (=imbuto di vendita). Ma molti CMO sono invece alla ricerca di persone che capiscano l’intero processo di vendita. Chi è in grado di guidare i prospect attraverso tutto il funnel, è assai prezioso per il brand: puoi portare molto valore alla tua attività se sviluppi competenze su tutte le fasi dell’imbuto di vendita.

5. Costruisci la tua reputazione online

Più influenza reale e più relazioni forti hai con le persone, e meno è probabile che tu rimanga disoccupato. Se lavori sui social, probabilmente sei esperto a creare una community attorno ad un brand. Ebbene, dovresti usare lo stesso skill per creare e far crescere il tuo personal brand.

Non aspettare di aver bisogno di un lavoro per iniziare a migliorare la tua presenza online.Usa LinkedIn al meglio. Crea un seguito di follower su Twitter (e monitora sempre quelli che potrebbero essere i tuoi futuri datori di lavoro). Mantieni un blog credibile, che fornisca un valore reale e che comunichi al meglio le tue competenze.

Il social media manager non morirà a breve

Fino a quando le persone useranno i social, è improbabile che i social media manager spariranno dalla circolazione. E’ vero, “i social fan parte del lavoro di tutti, o presto ne faranno parte“, ma le aziende, in particolar modo quelle di grosse dimensioni, necessitano di specialisti per rimanere al passo con le evoluzioni di questo settore, sempre in movimento.

Probabilmente ci vorranno anni prima che la posizione del social media manager diventi al 100% obsoleta. Ma come per tutti gli altri ruoli, è necessario che si evolva, e che lo faccia ora.

I brand hanno bisogno di queste figure per coinvolgere i clienti, e per comunicare con le persone usando tecnologie digitali. Ma per prepararsi al futuro, e portare ancor più valore ad aziende e clienti, è necessario acquisire ora gli skill di cui le aziende necessiteranno domani.

Fonti: blog.tagliaerbe.com, gazzettadipistoia.it, businessesgrow.com, paidcontent.org

]]>
http://socialmediaitalia.it/5-modi-per-rimanere-rilevante-e-appetibile-in-social-media/feed/ 0
Lo spostamento del marketing verso i social media http://socialmediaitalia.it/lo-spostamento-del-marketing-verso-i-social-media/ http://socialmediaitalia.it/lo-spostamento-del-marketing-verso-i-social-media/#respond Mon, 31 Mar 2014 15:22:36 +0000 http://socialmediaitalia.it/?p=6482 Tradizionalmente, quando si colloca un prodotto o servizio all’interno di un mercato, le aziende vorrebbero investire oltre il limite in promozioni come pubblicità in TV, cartelloni, quotidiani, riviste ecc per mostrare la pubblicità nei luoghi dove il consumatore potrebbe vederla più facilmente. Tuttavia col continuo declino delle vendite di quotidiani/riviste in circolazione in Gran Bretagna, calate del 25 % dal 2007 al 2009, e con le ricerche che concludono che gli investimenti all’esterno (cartelloni, poster ecc) generano solamente il 9 % delle vendite di un’azienda, l’integrazione dei social media e del marketing verso i social media, sta diventando sempre + popolare per le aziende ed i brand in tutto il mondo, aiutando ad incoraggiare le interazioni con investitori chiave. La diffusione virale di informazioni attraverso i social media ha una ben più grande capacità di raggiungere il pubblico rispetto alla “short tail” – media come tv, radio e pubblicità stampata.

Lo spostamento del marketing verso i social media

I consumatori si stanno allontanando da queste forme tradizionali di media e stanno utilizzando in modo esponenziale i social media per cercare delle informazioni. Guardano ai social media come una fonte più attendibile di informazione degli strumenti trazionali di marketing usato dalle aziende. secondo uno studio condotto da Nielsen, il  70 %  degli utenti internet crede alle valutazioni dei consumatori fatte sulle piattaforme dei social media. di conseguenza, i venditori possono aspettarsi che la comunicazione del brand finisca di essere generata unicamente dall’azienda, ma venga sempre di più dagli stessi consumatori attraverso le cosiddette comunicazioni generate dai social media.

]]>
http://socialmediaitalia.it/lo-spostamento-del-marketing-verso-i-social-media/feed/ 0
Il 96% dei giornalisti Uk usano i social media per lavoro http://socialmediaitalia.it/il-96-dei-giornalisti-uk-usano-i-social-media-per-lavoro/ Wed, 13 Nov 2013 17:27:20 +0000 http://socialmediaitalia.it/?p=5838 Quasi tutti i giornalisti del Regno Unito usano i social media per lavoro, tutti i giorni. E’ l’ indicazione di un sondaggio compiuto su 589 giornalisti del paese nell’ ambito del  ‘’2013 Social Journalism Study’’ curato da Cision e dalla Canterbury Christ Church University, secondo cui il 96% è sui social media ‘’tutti i giorni’’ e il 92% usa soprattutto Twitter.

Un fortissimo aumento rispetto al 70% di due anni e all’ 80% che l’ anno scorso diceva di utilizzare Twitter.

Il 42% loro ritiene che i social media ‘’siano così importanti che ormai non sarebbero in grado di svolgere il loro lavoro senza di essi ” , aggiunge il rapporto.

Cision2 Il 96% dei giornalisti Uk usano i social media per lavoroPer quanto riguarda il tipo di testata, i giornalisti delle emittenti televisive ‘’utilizzano i social media nel loro lavoro per almeno due ore al giorno’’,  in una proporzione doppia rispetto a quelli che lavorano per le riviste. E mentre solo l’ 1% degli interpellati che lavorano online hanno ammesso di non usarli quotidianamente, la percentuale sale al 9% fra i redattori dei quotidiani.

Alla richiesta di specificare se i social media avessero migliorato la loro produttività , quest’ anno il 54% ha risposto in maniera affermativa , contro il 39% dell’ anno scorso (ma l’ anno prima era stato il 49%).

Lo studio ha rilevato che Twitter  ”dimostra di essere lo strumento più importante’’, col  92% che dicono di usarlo per lavoro rispetto al 70% del 2011 e all’ 80% dell’ anno scorso .

Sembra che i social media siano utilizzati più spesso per  “la pubblicazione e la promozione” di contenuti (91%)  che per la ricerca di spunti e idee (89%) . Si tratta di un cambiamento rispetto al 2012, osserva lo studio, quando la funzione di  promozione e pubblicazione era stata considerata inferiore a quello della ricerca di notizie (81% contro 84%).

Fonte: http://www.lsdi.it

]]>
I clienti si ascoltano sui social, ecco le aziende che lo sanno fare meglio http://socialmediaitalia.it/i-clienti-si-ascoltano-sui-social-ecco-le-aziende-che-lo-sanno-fare-meglio/ Fri, 08 Nov 2013 08:46:28 +0000 http://socialmediaitalia.it/?p=5802 Sono definite “socially devoted”, e sono le aziende che più e meglio di altre hanno imparato ad ascoltare i propri clienti e a risolverne i problemi attraverso i social media. Ancora percepito da molte aziende come un canale secondario, rispetto ai più tradizionali telefono, fax (esiste ancora!) ed email per il servizio di customer care, quello dei social media è invece uno strumento in ascesa fra i brand più avanzati.

La qualità del servizio clienti contribuisce in maniera determinante al grado di fidelizzazione dei clienti (un recente studio afferma che il 78% dei consumatori si allontana da un brand se riceve assistenza inadeguata), e i social media consentono interazioni in tempo reale, dialogo e consolidamento della relazione con il cliente.

Uno studio di SocialBakers monitora da vicino quali sono le aziende che, nella seconda parte del 2013, stanno meglio utilizzando le piattaforme social e quali sono gli standard di servizio che riescono a offrire. Emerge che i due canali principali di ascolto e assistenza sono Facebook e Twitter: i settori più interpellati dagli utenti su entrambe le piattaforme sono le telecomunicazioni, la grande distribuzione e il settore dell’elettronica.

Secondo SocialBakers, però, l’attivazione di canali di ascolto non implica necessariamente efficienza nel gestirli: delle aziende di telecomunicazioni su Twitter, per esempio, solo il 20% è davvero socially devoted (cioè risponde in tempi appropriati ad almeno il 65% delle domande che vengono loro poste): la maggioranza invece, il 65%, non presenta nessun grado di interazione con i clienti.

In generale, dice lo studio, il 10% dei brand risponde all’85% delle domande che vengono poste loro su Facebook, contro il 90% dei brand che riesce a gestire solo il 5% delle richieste. Simili le proprozioni su Twitter: il 10% delle aziende risponde all’89% delle domande, mentre le altre ne smaltiscono solo l’1%.

In termini di risposte e reattività alle richieste di assistenza dei clienti si distingue il settore finanziario, che vanta il primato di rispondere all’80% dei clienti; poco sotto le compagnie aeree, con il 79%, e poi le telecom, la grande distribuzione, il settore della moda, l’elettronica di consumo. La performance più scarsa, fra i settori considerati da SocialBakers, è quella dell’automotive, che interagisce solo nel 38% dei casi.

Fra le compagnie aeree su Facebook, Alitalia si posiziona seconda sia per percentuale (95,8%) sia per tempi (208 minuti) di risposta; fa meglio solo KLM, con il 97% di domande evase e un tempo medio di risposta di 45 minuti, a fronte di quasi 4 milioni di fan della pagina. Terza si posiziona Air France, con il 92% di richieste soddisfatte in un tempo medio di 345 minuti.

In generale, i migliori brand individuali per percentuali di interazione con i clienti su Facebook vedono una predominanza delle telecom e dell’America Latina: al primo posto c’è infatti la telefonica Personal Argentina, poi KLM, la telefonica messicana Claro, Movistar Argentina, anch’essa telefonica e, al 5° posto, l’italiana TIM.

Sorgente: http://www.eventreport.it

]]>
Via i lucchetti da Facebook e YouTube sul posto di lavoro: le aziende italiane si arrendono ai social media http://socialmediaitalia.it/via-i-lucchetti-da-facebook-e-youtube-sul-posto-di-lavoro-le-aziende-italiane-si-arrendono-ai-social-media/ Tue, 05 Nov 2013 18:26:10 +0000 http://socialmediaitalia.it/?p=5769 Sorpresa. Anche le aziende italiane si arrendono all’utilizzo dei social media nell’orario di lavoro. I lucchetti imposti su Facebook, Youtube e Twitter saltano insieme all’austerity dettata negli ultimi anni dagli uffici del personale. Secondo i dati di un’indagine realizzata da Easynet Global Services e Ipanema Technologies, rilanciata dal sito della Cgil rassegna.it, le aziende stanno bloccando un minor numero di applicazioni social media.

Nel 2013, sia negli Usa che in Europa, il numero di responsabili IT che hanno vietato l’utilizzo di Facebook all’interno delle loro aziende è diminuito del 15% rispetto al 2012 (del 26% in Italia), mentre il blocco di YouTube è diminuito del 17% (11% nel nostro Paese). La variazione percentuale acquista un significato da non sottovalutare se si pensa che in Italia il blocco all’utilizzo di Facebook (il più temuto tra i social) riguardava quasi otto aziende su dieci, così come Youtube e Twitter erano bandite nel 50% delle imprese.

Il contrordine è evidente, e dichiarato dallo stesso vice presidente di Ipanema Technologies, Thierry Grenot. «I social media offrono grandi vantaggi per le imprese per questo i responsabili IT stanno alleggerendo i controlli. La sfida ora è quella di garantire che il traffico dei social media sia gestito in modo efficace e senza impattare sulle prestazioni delle applicazioni business-critical». Ed è lo stesso Grenot a spiegare eventuali controindicazioni: «Un’esplosione di dipendenti che accedono a contenuti video di YouTube o che condividono foto attraverso Facebook può provocare un traffico sulle reti aziendali più intenso di quanto queste possano supportare e bisogna prendere in considerazione la necessità di dare priorità al traffico delle applicazioni davvero indispensabili per la produttività degli utenti e dell’azienda».

Su base globale, riporta la ricerca, anche gli Stati Uniti sono rigidi custodi del blocco dei social media. Il 69% delle imprese, infatti hanno limitato l’accesso del personale a Facebook e il 65% a YouTube. Sempre rispetto alla media dei paesi presi in esame, l’unica eccezione è rappresentata da LinkedIn (blocco nel 20% dei casi).

«Qualsiasi applicazione in grado di migliorare la produttività deve essere adeguatamente supportata dal dipartimento IT. E i social media non fanno eccezione», commenta Christophe Verdenne, Managing Director di Easynet per il Sud Europa. «È ingenuo pensare che i dipendenti siano più produttivi una volta bloccate queste applicazioni, che sono parte della vita di tutti nel 2013 – aggiunge Lisa Myers, amministratore delegato di Verve Search -. Inoltre è irrealistico pensare che, impedendo l’accesso ai social media dalle reti aziendali, i dipendenti non vi accedano comunque, tanto più che il 60% degli utenti di telefonia mobile nel Regno Unito (62% in Italia – dati Nielsen) possiede uno smartphone con cui accedere ai social ogni volta che lo desidera. Non si tratta di sapere se si può frenare o no quello che già sta avvenendo, l’unica domanda è: vuoi esserne parte o essere un minuscolo sassolino che sta per essere travolto da una marea?».

La questione sembra proprio essere questa, dunque. I social network rappresentano un nemico terribile o un utile alleato per il datore di lavoro contemporaneo del mondo globalizzato? La stessa domanda è il punto di partenza del ragionamento condotto da Andrea Gatti Casati e Giada Salta, ricercatori Adapt, l’Associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto del lavoro e sulle relazioni industriali. Perfino uno dei top 10 studi legali al mondo Baker&McKenzie – scrivono i ricercatori – ha deciso di fare un approfondimento e non chiudere gli occhi sull’ipotetico impatto che i social possono avere su datore e lavoratori. E in Italia la situazione è più complicata che altrove. L’articolo 8 dello Statuto dei lavoratori «pone il divieto di compiere alcuna indagine su dati sensibili che riguardino la persona del lavoratore, non direttamente le sue competenze e la sua professionalità (ad esempio, l’orientamento religioso, sessuale e politico)» ma nonostante questo nel nostro Paese ancora manca una normativa specifica sull’argomento. D’altro canto nell ‘ambito del rapporto di lavoro il datore può disciplinare i social media che non vengono ritenuti necessari per la prestazione lavorativa. Ma da qualche tempo – rileva l’indagine – «in molte raltà si sta facendo largo la consapevolezza delle potenzialità di questi strumenti di comunicazione, anche nell’ottica di visibilità e di marketing dell’azienda». Insomma un’inversione di rotta che ha portato le aziende ad abbracciare sempre di più dei codici di condotta per evitare il generico divieto. Un passo avanti rispetto alla censura, certo. Anche se la ricerca auspica che accanto alle diverse policy aziendali, l’Italia dovrebbe prendere coscienza di questa tendenza e aggiornare il proprio apparato normativo, come sta accadendo negli Stati più lungimiranti.

Sorgente: http://www.ilsole24ore.com

]]>
I social media sono un lavoro: in 3 anni le richieste delle aziende sono aumentate del 1357% http://socialmediaitalia.it/i-social-media-sono-un-lavoro-in-3-anni-le-richieste-delle-aziende-sono-aumentate-del-1357/ Tue, 05 Nov 2013 14:19:21 +0000 http://socialmediaitalia.it/new/?p=5766 Fino a qualche anno fa, il dubbio era che non fossero veri professionisti, ma persone che trascorrevano la giornata a postare commenti su Facebook e a navigare sul web. Dal 2010, invece, i lavori retribuiti che includono attività sui social media sono aumentati del 1357% a livello globale. Il dato arriva direttamente da LinkedIn , che ha monitorato le offerte di lavoro postate sulla propria piattaforma negli ultimi 3 anni e analizzato le descrizioni con cui gli utenti qualificano le proprie competenze “social”.

A fronte, quindi di un aumento di oltre il 1300% delle ricerche di professionisti dei social media da parte delle aziende, il “titolo” con cui gli utenti si profilano più frequentemente è quello di social media manager (21.106 utenti). Segue il più generico social media marketing (11.862) e poi le varianti social media coordinator, social media specialist e social media consultant.

In ambito social, osserva LinkedIn, scarseggiano le posizioni dirigenziali, a favore invece di quelle di livello gerarchico più basso: degli utenti con un lavoro legato ai social media, il 36% è di livello junior (cioè appena entrati in azienda) e il 42% è senior, mentre solo l’11% è a livello manageriale e ancora meno, il 7%, a livello direzionale. Solo l’1% ricopre una posizione di top management.

LinkedIn ha individuato i 5 paesi e le 5 città del mondo dove le professionalità legate ai social media sono più richieste: a livello paese, gli Stati Uniti sono al primo posto, seguiti da Regno Unito, Canada, Spagna e India. In termini di città, le disponibilità di posti di lavoro legati ai social si concentrano maggiormente a New York, Los Angeles, San Francisco, Chicago e Londra.

Sorgente: http://www.eventreport.it

]]>
Perché condividiamo sui social media? Omologazione batte originalità http://socialmediaitalia.it/perche-condividiamo-sui-social-media-omologazione-batte-originalita/ Mon, 04 Nov 2013 11:47:01 +0000 http://socialmediaitalia.it/new/?p=5582 Sui social media condividiamo i nostri interessi, ma ci appartengono veramente? Ce lo svelano i risultati di una ricerca Ipsos e la psicologa Sherry Turkle

Se in questo momento siete alla ricerca di una notizia interessante da condividere sui social media, allora siete la maggioranza. Secondo una recente ricerca Ipsos effettuata a livello mondiale, il 61% del campione (più di 18.000 adulti in 24 paesi) ha dichiarato di condividere“cose interessanti”, il 43% “cose importanti” e con la stessa percentuale troviamo la preferenza a condividere “cose divertenti”.

Scendendo ci fermiamo al 37% per quanto riguarda la condivisione di “quello in cui crediamo” e al 29% per la condivisione di “cause sociali”. Per quanto riguarda l’Italia, il dato piú sorprendente è un misero 10% nella condivisione di “cose uniche”, fotografia di una nazione in crisi anche su questo aspetto, quando la media mondiale risulta abbondantemente sopra il 30%.

perché-condividiamo-ipsos-2013 Perché condividiamo sui social media? Omologazione batte originalità
Cosa condividiamo sui social media? (fonte: Ipsos Open Thinking Exchange, 2013)

 

Cerchiamo di capire innanzitutto cosa determina la condivisione di “cose interessanti”, che dunque rappresenta la maggioranza. Secondo uno studio apparso su Psychological Science le persone tendono ad imitare il comportamento degli altri e a condividere informazioni mosse dall’eccitazione, percependo un piacere istantaneo che, più è positivo, più vuole essere condiviso con i nostri contatti.

Invece la psicologa americana Sherry Turkle, nel suo intervento a TED “Connessi, ma soli?”, sintetizza il concetto “Condivido, dunque sono.”, in cui l’atto di condividere sui social mediaunito alla la possibilità temporale di decidere quando scrivere e cosa cancellare, determina l’opportunità di essere quello che vogliamo, ma soprattutto quello che non siamo. Questa modifica al nostro profilo può portare ad una preferenza verso le conversazioni virtuali, semplicemente perché nelle conversazioni reali non sempre abbiamo la “risposta pronta”.

 

Con i nuovi strumenti digitali, quindi, la comune tendenza ad omologarsi è ora ancora più facile e poco stupirebbe se gli argomenti delle condivisioni fossero influenzati da interessi in parte indotti dal flusso di notizie che stiamo seguendo e con cui vogliamo interagire per non rimanere, come direbbe la Turkle, “soli nell’insieme”.

 

I fornitori di servizio non stanno a guardare e migliorano gli strumenti di condivisione anche in base all’utilizzo che ne facciamo, ma da qualche tempo stanno introducendo funzioni chefanno delle nostre attività social uno strumento di marketing. Le recenti introduzioni delle “Notizie sponsorizzate” e dei “Consigli condivisi” da parte di Facebook e Google non fanno altro che trasformare la nostra attività in un supporto di comunicazione per i brand.

Intendiamoci, non c’è nulla di male in questo meccanismo che mutua la gratuità del servizio all’uso commerciale delle informazioni che vi poniamo all’interno e comunque nulla che non sia notificato nelle modifiche ai termini di servizio che oggi, ma solo dopo numerose proteste, vengono di volta in volta comunicate agli utenti in maniera trasparente.

Nella gara alla trasparenza oggi però vince Google, che nella sua ultima modifica ai termini di servizio permette in maniera semplice di escluderci da questo meccanismo di marketing mentre Facebook continua, in modo non sempre lineare, nella gestione dei nostri dati e a breve non permetterá piú di nascondere i nomi degli utenti dal campo di ricerca, aggiungendo però opzioni selettive per ogni parte restante del profilo, sempre a favore dell’evoluzione del motore Graph Search.

In conclusione è indubbio che i social media, aiutati dall’evoluzione degli smartphone, stiano ridefinendo le regole e aumentando la velocità con cui si svolge la nostra vita online. Stiamo assistendo ad un aumento esponenziale delle condivisioni e in questo “niagara” di posttweet,+1 e pin ci mostriamo al mondo, in un processo che tende a definire in maniera sempre piú precisa quello che ci piace, osservati dall’occhio nascosto, ma attento, dei fornitori di servizio.

Per quanto riguarda l’Italia, in attesa di uscire dalla crisi politica, possiamo solo provare a risollevare quel 10% di condivisioni di “cose uniche”, che non rende onore ad una nazione storicamente artistica e produttiva come la nostra, ma sopratutto perché “creare è dare forma al nostro destino” (Albert Camus).

Sorgente: http://www.ninjamarketing.it

]]>
Il sentiment dei social media influenza l’andamento del mercato http://socialmediaitalia.it/il-sentiment-dei-social-media-influenza-landamento-del-mercato/ Mon, 04 Nov 2013 11:42:55 +0000 http://socialmediaitalia.it/new/?p=5579  – Giovedì 24 ottobre, nell’ambito della Trading Online Expo 2013 di Milano, H2O Consulting, società svizzera specializzata in finanza quantitativa e sentiment analysis, presenterà i risultati di un’innovativa ricerca realizzata in collaborazione con l’Università della Svizzera italiana.

Analizzando circa cinquecentomila messaggi postati su web da agosto 2012 a maggio 2013 per i 30 titoli del Dow Jones, è stato possibile dimostrare una correlazione positiva tra il sentiment dei social media e l’andamento successivo del mercato.

In particolare, la metodologia utilizzata da H2O Consulting introduce il concetto di credibilità dell’autore. Sofisticati algoritmi confrontano quotidianamente tutte le singole previsioni con l’andamento del titolo del giorno successivo, aumentando o diminuendo l’indice di attendibilità di ciascun poster in funzione della correttezza previsionale.

Inoltre è stato possibile dimostrare come sia possibile implementare strategie di trading basate su questo modello di sentiment analysis, ottenendo mediamente performance superiori rispetto alle metodologie tradizionali (buy&hold e medie mobili).

Cristian Bissattini, CEO di H2O Consulting, spiega come questo modello può essere utilizzato dalle istituzioni finanziarie: “Abbiamo sviluppato una piattaforma finanziaria in grado di supportare banche, asset manager e promotori finanziari nelle decisioni di investimento e nelle attività di asset allocation e risk management. La nostra soluzione è infatti capace di integrare i modelli quantitativi della teoria finanziaria neoclassica con elementi di finanza comportamentale e sentiment analysis. Inoltre, nel corso della Trading Online Expo 2013 di Milano presenteremo ufficialmente la prima App per la sentiment analisi finanziaria sviluppata sulla base di questa innovativa ricerca”.

Sorgente: http://www.tgcom24.mediaset.it

]]>
Social media all’attenzione delle aziende http://socialmediaitalia.it/social-media-allattenzione-delle-aziende/ Mon, 04 Nov 2013 11:40:39 +0000 http://socialmediaitalia.it/new/?p=5575 Facebook e social media sono sempre più accessibili in ambito aziendale per i benefici che apportano al business e alla relazione con i clienti. Si riduce anche il divieto di accedere a YouTube.

Un’indagine realizzata da Easynet Global Services rivela che, rispetto allo scorso anno, le aziende stanno bloccando un minor numero di applicazioni social media. L’annuncio va ad integrare i risultati iniziali pubblicati in maggio della ricerca ‘Killer Apps 2013’, incentrata sull’uso delle applicazioni e della rete nelle aziende di medie e grandi dimensioni in Europa e USA.

In particolare, il numero di CIO e responsabili IT che vietano l’utilizzo di Facebook all’interno delle loro aziende è diminuito del 15% rispetto al 2012 (del 26% in Italia), mentre il blocco di YouTube è diminuito del 17% (11% nel nostro Paese).

easynet-i-diversi-livelli-di-blocco Social media all'attenzione delle aziende

 

“I social media offrono grandi vantaggi per le imprese”, ha dichiarato Thierry Grenot, Executive Vice-President di Ipanema Technologies, “per questo i responsabili IT stanno alleggerendo i controlli. La sfida per i dipartimenti IT ora, però, è quella di garantire che il traffico dei social media sia gestito in modo efficace e senza impattare sulle prestazioni delle applicazioni business-critical”.

Su base globale, risulta evidente che le istanze del blocco dei social media sono più comuni negli Stati Uniti con il 69% delle imprese che limitano l’accesso del personale a Facebook e il 65% a YouTube. Rispetto alla media dei paesi presi in esame, le aziende statunitensi limitano l’accesso più frequentemente a tutte le applicazioni, ad eccezione di LinkedIn.

“Qualsiasi applicazioneSocial media all'attenzione delle aziende in grado di migliorare la produttività deve essere adeguatamente supportata dal dipartimento IT. E i social media non fanno eccezione”, ha osservato Christophe Verdenne, Managing Director di Easynet per il Sud Europa. “Il fatto che i responsabili IT stiano mostrando apertura verso le applicazioni social è un segnale importante, e sono convinto che molti di loro stiano adottando misure per proteggere le prestazioni dei sistemi business-critical come ERP, CRM o Unified Communications”.

Sorgente: http://www.tomshw.it

]]>
Social media week Milano 2014: l’appuntamento torna a febbraio http://socialmediaitalia.it/social-media-week-milano-2014-lappuntamento-torna-a-febbraio/ Mon, 04 Nov 2013 11:17:48 +0000 http://socialmediaitalia.it/new/?p=5571 Da New York a Lagos, da Copenaghen a Tokyo, fino alla nostra Milano. I social network, lo scriviamo ogni giorno, ormai rappresentano una fetta importante della giornata di milioni di cittadini di tutto il mondo, con il rischio in alcuni casi che comporta l’iperconnessione.

Ma i social ormai sono decisivi. Così, anch’essi hanno una settimana interamente loro dedicata: la Social media week infatti andrà in scena dal 17 al 21 febbraio del 2014.

L’obiettivo di questa edizione sarà approfondire il modo in cui la tecnologia, da un lato, ci obbliga a essere sempre connessi e, dall’altro, ci offre spunti per creare, lavorare, vivere meglio.

Ecco il tema che guiderà la kermesse: “The future of Now”. Se stringiamo il campo all’Italia e a Milano, tutti possono prendere parte attiva anche come organizzatori: il termine ultimo per presentare le candidature ai progetti è fissato per il prossimo 6 dicembre. A partire dall’8 gennaio prossimo invece, sarà possibile registrarsi per i vari incontri in programma. L’hashtag è #SMWmilan.

]]>
Social Media ROI: quali indicatori e statistiche monitorare? http://socialmediaitalia.it/social-media-roi-quali-indicatori-e-statistiche-monitorare/ http://socialmediaitalia.it/social-media-roi-quali-indicatori-e-statistiche-monitorare/#respond Thu, 13 Sep 2012 23:07:21 +0000 http://socialmediaitalia.it/new/?p=801 Il return of investment (ROI) dei social media rivela tutte le potenzialità del web come strumento di comunicazione d’impresa e marketing. Tuttavia sono ancora poche le aziende che misurano i risultati.

Negli ultimi anni, l’enorme successo raggiunto da Social Network come FacebookTwitter e LinkedIn  hanno indotto molte aziende ad aprire una pagina ufficiale nella speranza di raggiungere milioni di persone ed abbassare, contemporaneamente, i costi di comunicazione. Ma essere presenti sul più grande “centro commerciale” del mondo con una pagina piena di fan acquisiti grazie a investimenti pubblicitari è garanzia di un ritorno sull’investimento? Inoltre, farsi pubblicità, creare una nuova piattaforma di comunicazione e trovare un nuovo canale per fare customer care, quali risultati può portare? E come si valutano i risultati ottenuti?

Recenti indagini dimostrano che circa l’80% dei professionisti non ha l’abitudine di misurare il Return of Investment (ROI)  per la campagne di Social Media Marketing delle loro aziende, essenzialmente per problemi legati alla mancanza di tempo disponibile, incertezza su come determinare il ROI, mancanza di conoscenza riguardo i social media.

Nel mondo social esistono diversi obiettivi qualitativi (fedeltà, brandawareness, engagement, interazione) e ad ogni obiettivo che si intende raggiungere corrispondono dei numeri che andrebbero analizzati. Le domande da porsi per capire quali ritorni positivi derivano dalla presenza sui Social media si riducono a: cosa vogliamo misurare? E quali sono i Key Performance Indicators(KPI) più adatti all’attività dell’azienda e al prodotto da promuovere?
Per una azienda che vuole sfruttare al massimo i vantaggi derivanti dal Social Media Marketing, risulta fondamentale comprendere come essa  è percepita sul Web anche rispetto ai concorrenti, quali sono i comportamenti del proprio pubblico di riferimento, qual è il posizionamento raggiunto e le traiettorie per arrivare a quello desiderato o quali sono le azioni tattiche necessarie a raggiungere gradualmente l’obiettivo strategico.
A tal proposito, dato che in un contesto Social i ritorni d’investimento derivanti dalle strategie di marketing non sono paragonabili come risultati e come durata alle strategie tradizionali, risulta ancor più necessario effettuare  una analisi ROI a breve termine per comprendere al meglio il rapporto tra il capitale investito e il risultato operativo del progetto Social. Non esiste una regola universale su come misurare il ROI delle attività svolte sui social network, tuttavia è possibile identificare gli elementi che compongono il numeratore (profitto ossia guadagno lordo meno costo dell’investimento) e il denominatore (costo dell’investimento). Il risultato si concretizzerà in una percentuale (positiva o negativa) che darà l’idea di quanto si è guadagnato (o perso) dal tempo e dalle azioni intraprese online e aventi scopo preciso (obiettivo).
Da una ricerca effettuata da MarketingSherpa, basata sull’intervista di 3.342 social media marketer di tutto il mondo che dichiarano di aver calcolato il R.O.I. delle loro attività, si evince che il 62% di essi considera al numeratore il valore effettivo delle vendite generate dai programmi di social marketing, il 49% il valore stimato dell’incremento di traffico al sito Webgenerato dalle attività social, il 47% il valore stimato delle nuove opportunità generate. Poi ci sono quelli che azzardano unastima del valore dei fan e dei follower (34%) o del sentiment e dell’awareness (24%). Solo il 13% considera la riduzione di costo del servizio clienti e dell’acquisizione di clienti determinato dall’introduzione dei social media. Inoltre si scopre che le organizzazioni che considerano quest’ultimo elemento nel calcolo sono anche quelle più strutturate e nella fase avanzata di utilizzo dei nuovi media. Alla domanda su quali siano i costi che vengono posti al denominatore, il 66% risponde quelli dello staff dedicato alle attività sui social media, il 48% quelli della pubblicità sui social media, il 31% l’implementazione o le licenze delle applicazioni sui social media, il 29% i compensi per agenzie e consulenti, il 28% indica i costi per lo staff non prettamente marketing, il 25% il costo di contenuti creati da soggetti esterni all’organizzazione.
Ma come si misurano questi valori? Le metriche e i tools di misurazione più utilizzati in ambito aziendale sono gli strumenti gratuiti tipicamente offerti dalle singole piattaforme. Così, si usa Google News per misurare la presenza nelle conversazioni, Facebook Insights per quella sulla piattaforma di Zuckerberg, Twitter con svariati strumenti gratuiti. Tuttavia, fermarsi alla semplice rilevazione del numero di follower su Twitter, di fan su Facebook, di views su YouTube e non considerare gli obiettivi di business, sovraordinati rispetto alle metriche social, costituisceuno degli errori più comuni commessi nel pianificare una presenza corporate sul social web, dato che non tutti i dati sono rilevanti e utili ai fini del calcolo del ROI.
Innanzitutto è necessario individuare gli obiettivi prima di poter misurare i risultati. Se non si definiscono chiaramente gli obiettivi, non è possibile identificare chiaramente le metriche e si può finire a caccia di dati irrilevanti e di false piste. Ad esempio, tre dei principali obiettivi di social media marketing  riportati dal Social Marketing Benchmark Report del 2011, sono:
  • Aumentare il traffico Web attraverso l’integrazione sociale dei media
  • Migliorare la brand awareness o di reputazione
  • Acquisire contatti
Una volta definiti gli obiettivi concreti, è necessario rafforzare il proprio marchio. Nel mondo dei social media, la fama di un marchio dipende dalla somma di tutte le interazioni sociali che riguardano l’azienda. Queste interazioni sociali non devono necessariamente coinvolgere l’azienda, dato che le persone possono parlare dell’azienda attraverso altre reti. Pertanto sarà necessario selezionare le metriche più adeguate per raggiungere gli obiettivi e i KPI giusti per monitorare costantemente i progressi in termini di Brand Awareness, Brand Engagement  o User Actions.
Diventa così fondamentale rilevare ad esempio:
  • Il numero di persone che hanno richiesto “maggiori informazioni” tramite un forum
  • La misurazione della riduzione dei costi di supporto
  • Il numero di persone che hanno usato un codice sconto per una specifica campagna
  • Il numero di persone influenti che hanno twittato l’argomento
  • Il numero di blog influenti che hanno parlato dell’argomento
  • Il numero di “features” suggerite dagli utenti e che saranno implementate
  • Il numero di informazioni che abbiamo scoperto riguardo i nostri clienti e che non avremmo mai scoperto
Questi indicatori saranno decisivi per capire se si è riusciti a convincere dei possibili clienti a chiedere informazioni dettagliate sull’azienda e i prodotti trattati, per stimare la spesa evitata derivante da un supporto online anzicchè telefonico, per individuare il numero di clienti fidelizzati, per sapere se gli interventi o i contenuti pubblicati sono validi e interessanti etc.
Una volta che si possiedono i dati sul pubblico costruito, il passo successivo è quello di trasformare i contatti in ricavi. Come fare?
Se consideriamo lo scenario di un potenziale cliente che visita il sito web dell’azienda, segue il marchio su Twitter, visita tweet diversi e scarica un white paper che è stato scoperto tramite Twitter, si iscrive alla newsletter e diventa un cliente pagante, per valutare il ROI sarà possibile ad esempio effettuare un’indagine chiedendo all’utente in che misura l’attività dell’azienda svolta nei social media ha contribuito al processo di acquisto.
Inoltre, per individuare meglio il rapporto tra contatti e ricavi, si potrà:
  • prevedere specifiche pagine di offerte Social Media che permettano di monitorare il traffico e le azioni su uno spazio strategicamente legato alle vendite social.
  • Utilizzare Google Analytics (o qualsiasi altro software di analisi) per  creare campagne social media-specifiche e di conseguenza tag e link legati ad essa. Questa attività potrà aiutare a determinare il numero di visitatori in una pagina proveniente da una fonte social media.
  • Utilizzare link differenti nei post sui social media per comprendere meglio se il traffico è venuto da ad esempio da Facebook o da Twitter.
Infine, quando si avrà la certezza di  aver generato diversi profitti e di aver conquistato un discreto numero di fan, il livello successivo sarà quello di puntare sui sostenitori del brand che credono talmente tanto nel marchio da aiutare l’azienda  a vendere i prodotti e i servizi. D’altra parte, nel mondo, il modo migliore per vendere i propri prodotti e servizi è quello di farlo fare ad altri.
Insomma, in un mercato globale e sempre più competitivo per le aziende è giunta l’ora di smettere di accumulare fan e follower sui nuovi media senza progettare attività che abbiano obiettivi di business e che siano misurabili in termini di metriche di business.
]]>
http://socialmediaitalia.it/social-media-roi-quali-indicatori-e-statistiche-monitorare/feed/ 0
Che cos’è Social Media? http://socialmediaitalia.it/che-e-social-media/ http://socialmediaitalia.it/che-e-social-media/#respond Wed, 12 Sep 2012 21:15:54 +0000 http://socialmediaitalia.it/new/?p=778

Social media è un termine generico che indica tecnologie e pratiche online che le persone adottano per condividere contenuti testuali, immagini, video e audio.

Social media

I professori Andreas Kaplan e Michael Haenlein hanno definito i social media come un gruppo di applicazioni Internet basate sui presupposti ideologici e tecnologici del Web 2.0che consentono la creazione e lo scambio di contenuti generati dagli utenti.

I social media rappresentano fondamentalmente un cambiamento nel modo in cui la gente apprende, legge e condivide informazioni e contenuti. In essi si verifica una fusione trasociologia e tecnologia che trasforma il monologo (da uno a molti) in dialogo (da molti a molti) e ha luogo una democratizzazione dell’informazione che trasforma le persone da fruitori di contenuti ad editori. I social media sono diventati molto popolari perché permettono alle persone di utilizzare il web per stabilire relazioni di tipo personale o lavorativo. I social media vengono definiti anche user-generated content (UGC) o consumer-generated media (CGM).

 

Differenze rispetto ai media industriali

I social media sono diversi dai media industriali come giornali, televisione e cinema. Mentre i social media sono strumenti relativamente a basso costo che permettono a chiunque (anche soggetti privati) di pubblicare ed avere accesso alle informazioni, i media tradizionali richiedono cospicui investimenti finanziari per pubblicare informazioni. Tra le voci di spesa dei media industriali possiamo annoverare ad esempio la pressa tipografica o le autorizzazioni statali. I media industriali sono comunemente definiti “tradizionali”, “broadcasting”, o “mass media”. Una caratteristica che accomuna social media e media industriali è la capacità di ottenere un’audience sia vasta che ridotta; sia il post di unblog che una trasmissione televisiva possono raggiungere milioni di persone oppure nessuno. I parametri che aiutano a descrivere le differenze tra i due tipi di media variano a seconda del tipo di analisi. Alcuni di questi parametri sono:

  1. bacino d’utenza: sia i social media che i media industriali offrono a ciascuno l’opportunità di ottenere un’audience globale.
  2. accessibilità: i mezzi di produzione dei media industriali sono generalmente di proprietà privata o statale; gli strumenti dei social media sono disponibili da ciascuno a un costo contenuto o gratuitamente.
  3. fruibilità: la produzione di mezzi industriali richiede in genere formazione e competenze specialistiche; i social media invece no, o in qualche caso reinventano le competenze, cosicché ciascuno può gestire i mezzi di produzione.
  4. velocità: il tempo che intercorre tra le informazioni prodotte dai media industriali può essere lungo (giorni, settimane o anche mesi) in confronto al tempo impiegato dai social media (che hanno la possibilità tecnica di reagire istantaneamente, solo la mancanza di reattività dei partecipanti può comportare ritardi). Poiché ormai anche i media industriali si avvalgono degli strumenti dei social media, questo potrebbe non essere più un tratto distintivo.
  5. permanenza: una volta creati, i mezzi industriali non possono essere più modificati (una volta stampato e distribuito, l’articolo di una rivista non può più ricevere modifiche), mentre i social media possono essere cambiati quasi istantaneamente mediante commenti e modifiche.

Un’ulteriore distinzione riguarda la responsabilità. I media industriali sono tenuti a rendere conto alla società della qualità dei contenuti e dei risultati delle loro attività in termini di interesse pubblico, responsabilità sociale ed indipendenza editoriale. I social media non hanno altrettante responsabilità in merito alle loro attività editoriali. Da un lato i social media possono sembrare abbastanza liberi da conflitti di interessi, ma d’altro canto il loro valore economico può essere minacciato da fenomeni in ascesa come Public Relations 2.0, network pubblicitari e pubblicità conto terzi.

La comunità dei media è un ibrido interessante. Anche se community-owned, ossia posseduti dalla comunità, alcuni media si avvalgono di professionisti, ed altri di dilettanti. Essi utilizzano sia l’ambito dei social media che quello dei mezzi tradizionali. Nel 2006, Yochai Benkler ha analizzato molte di queste differenze e le loro implicazioni in termini di libertà economica e politica. Benkler, come molti accademici, usa il neologismo network economy o “network information economy” per descrivere le più rilevanti caratteristiche economiche, tecnologiche e sociali di quelli che chiamiamo “social media”.

 

Divulgazione delle informazioni e interazione umana

I social media dipendono principalmente dalle interazioni tra persone, come la discussione e il dialogo volti a costruire una sorta di sentimento condiviso attraverso l’utilizzo della tecnologia come canale. I servizi offerti dai social media stimolano l’uso dell’intelligenza sia induttiva che deduttiva da parte delle persone. Reclami e denunce si prestano a rapide generalizzazioni a causa delle modalità con le quali le affermazioni diffuse possono essere postate e visualizzate da tutti.

La velocità di comunicazione, l’ampia diffusione e l’incisività, e la possibilità di vedere come le parole costruiscano un caso, sollecitano l’uso della retorica. Il metodo dellapersuasione viene utilizzato frequentemente come mezzo per convalidare o autenticare le affermazioni e le parole delle persone: la retorica è quindi parte importante del linguaggio dei social media.

Per alcuni aspetti, i social media non hanno limiti: non c’è un numero fisso di pagine o di ore. I lettori possono partecipare ai social media lasciando commenti, messaggi istantanei o anche pubblicando articoli per conto proprio.

Nei social media si è registrata una generale resistenza agli interventi di marketing. Più rilevante si è quindi rivelato il concetto di social authority, relativo alla capacità – costruita attraverso interventi continui, utili, competenti e genuini – di influenzare le opinioni in specifiche aree di interesse.

 

Descrizione

I social media possono assumere differenti forme, inclusi Forum Internet, message board, Blog, wikis, podcast, immagini e video. Le tecnologie includono blogs, condivisione di immagini, videoblogs, wall-postings, email, instant messaging, music-sharing, crowdsourcing e voice over IP, per citarne solo una lista parziale. Esempi di applicazione del concetto di social media sono:

  • Digrii (social networking),
  • Google Groups (reference, social networking),
  • Wikipedia (reference),
  • MySpace (social networking),
  • Facebook (social networking),
  • Last.fm (personal music), YouTube (social networking e video sharing),
  • sevenload (condivisione video e foto, social networking e Web-TV), Second Life (realtà virtuale),
  • Flickr (photo sharing),
  • deviantArt (art sharing),
  • Twitter (social networking e microblogging)
  • Nuto (social networking per i medici italiani)
  • Social Play (Condivisione di notizie sociali, blogging, lettura sociale)
    • altri siti microblogs sono Jaiku
    • Pownce.

Molti di questi servizi possono essere integrati tramite piattaforme come Mybloglog, una società di Yahoo, e Plaxo.

 

Esempi

La definizione stessa di Social Media è a volte sfuggente, ed a volte considerata più vicina al gergo di marketing che a solide teorie economiche. Per questa ragione può essere difficile trovare esempi concreti, specie per quanto riguarda il mondo delle aziende e delle organizzazioni.

Citiamo qui allora alcuni esempi fortemente significativi proposti da Don Tapscott nel suo testo Wikinomics. Tapscott parla di Wikinomics come nuova economia della collaborazione e della co-creazione di massa dei contenuti. In questo senso la definizione di Wikinomics è ampiamente assimilabile a quella di un sistema economico caratterizzato dall’utilizzo dei Social Media da parte di aziende, organizzazioni e consumatori grazie all’impiego di strutture organizzative e tecnologie dedicate a sistemi di collaborazione di massa e di co-creazione dei contenuti. Tra gli esempi citati da Tapscott sembrano particolarmente significativi quelli di:

  • Linux, il sistema operativo nato e sviluppatosi grazie alla collaborazione volontaria di migliaia di sviluppatori nel mondo
  • La stessa Wikipedia, enciclopedia alimentata costantemente dal flusso di conoscenza e dal lavoro dei suoi collaboratori volontari
  • Goldcorp: azienda del settore minerario che nel 2000 ha lanciato la Goldcorp Challenge destinata alla ricerca (e allo sfruttamento) di nuove aree obiettivo da esplorare per la ricerca di filoni auriferi

Anche in Italia esempi di Social Media – nell’accezione di Impresa collaborativa – non mancano, sia di generazione nativa in Italia, sia create come filiali o divisioni di aziende già esistenti in altri contesti. Segnaliamo qui ad esempio:

  • Zooppa, piattaforma di social advertising
  • La quasi omonima Zopa piattaforma dedicata al Social lending
  • Userfarm, il network dei videomaker pro e amatoriali utilizzata per creare programmi televisivi e spot pubblicitari [crowdsourcing]]

Esempi di tecnologie utilizzate nelle applicazioni di social media:

Comunicazione

  • Microblogs: Twitter e Pownce
  • Social networking: Facebook, LinkedIn e MySpace
  • Social Blog
  • Events: Upcoming

Collaborazione

  • Wikis: Wikipedia Crowdsourcing Network – Quora
  • Social bookmarking: del.icio.us e StumbleUpon
  • Ranking di contenuti/news: Digg
  • Siti di opininioni: epinions
  • Slideshare
  • Co-Creation: [http:\\www.userfarm.com [Userfarm]], [http:\\www.zooppa.com [Zooppa]]

Multimedia

  • Photo sharing: Flickr e Zooomr
  • Video sharing: YouTube e sevenload
  • Livecasting: Justin.tv
  • Podcasting
  • Publishing: Wix.com

Comunità virtuali

  • spazi di promozione musicale: Myspace e Radiostar.it
  • Virtual worlds: Second Life
  • Online gaming: World of Warcraft
  • Game sharing: Miniclip.com
  • Pet lover: petpassion.TV

Per le aziende (Enterprise Social Network)

  • TamTamy
  • Qontext
  • Yammer
  • yoo+
]]>
http://socialmediaitalia.it/che-e-social-media/feed/ 0