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venerdì , 24 novembre 2017
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Cattura76

Il silenzio elettorale al tempo dei social media

Il silenzio elettorale vale sui social media?

Formalmente, la risposta è NO. La legge che disciplina la materia è del 1956 (con integrazioni del 1975) e, in particolare, stabilisce che:

Nel giorno precedente ed in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi, le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, la nuova affissione di stampati, giornali murali o altri e manifesti di propaganda. Inorlte: Nel giorno precedente ed in quello stabilito per le elezioni è fatto divieto anche alle emittenti radiotelevisive private di diffondere propaganda elettorale.

Volendo considerare – a voler iniziare tardissimo – il 2009 come anno zero della comunicazione politica online in Italia, è passato esattamente un quinquennio, l’equivalente di un mandato da sindaco o da europarlamentare, e nulla sembra essere cambiato, né sembra essere emerso un bisogno di regolazione della disciplina, in un senso (con regole stringenti) o nell’altro (considerando obsoleto il concetto di silenzio elettorale). Questo vuol dire che, dal punto di vista legale, sui social media la campagna elettorale può proseguire anche il giorno prima del voto, e questo potrebbe valere anche per i post sponsorizzati su Facebook e Twitter. L’espressione “manifesti di propaganda”, pur essendo in qualche modo assimilabile a modalità consolidate di comunicazione politica online (webcard, infografiche…) è assolutamente generica e lascia ampissimi margini di manovra, anche nella sua interpretazione più prudente. Se un candidato sulla sua pagina ricordasse che il giorno dopo si va a votare, o linkasse a un suo video di Youtube, non violerebbe in ogni caso la legge. Allo stesso modo, questa regola dovrebbe riguardare ciascuno di noi, ciascun utente esprima un’opinione in qualche modo riconducibile alla propaganda, sui suoi profili personali.

Di fatto, garantire il rispetto del silenzio elettorale sui social media è materialmente impossibile.

CONSIGLI:

  1. Anche se la legge non vi obbliga a farlo, fermate le sponsorizzazioni il giorno prima del voto, alle 23.59. Questo vi porta a evitare di lanciare messaggi “push” che, pur non essendo illeciti, possono comunque indurre il destinatario a sentirsi in qualche misura privato del diritto al silenzio. Se poi il vostro avversario se ne frega, avete l’occasione per discutere pubblicamente dell’opportunità politica di violare il silenzio sui social.
  2. Sfruttate il giorno prima delle elezioni per farvi conoscere dal punto di vista umano: foto informali, magari con i vostri amici, o con la famiglia. Il giorno prima del voto può anche essere un’occasione di relax e di ritorno alle proprie attività consuete: un elettore indeciso può essere aiutato anche con la condivisione di queste informazioni.
  3. Evitare di fare propaganda non vuol dire smettere di parlare di politica. Se il vostro candidato è impegnato in una campagna locale, ha tutto il diritto di occuparsi di politica nazionale. In quel caso, ovviamente, l’accortezza sarà non fare riferimenti alla campagna elettorale in corso.
  4. Sfruttate la giornata della domenica per trasformarvi in “media civico”. Al mattino presto, aggiornamento per ricordare come e dove si vota. Quando andate al seggio, foto e condivisione sui social. A intervalli regolari, ricordate che si può andare a votare e di farlo, non importa per chi. Se possibile (niente strategie artificiali o foto forzate a favore di telecamera: l’elettore ti sgama, e se ti sgama l’ultimo giorno è peggio!), alternare questa modalità di comunicazione civica a contenuti e foto “pop”.

Ora, per le elezioni IPASVI, il silenzio elettorale non si applica, ciò no impedisce a nessuno di fare proselitismo, PRO, e non CONTRO!

Ma il buongusto, in alcune zone no sanno neanche dove stia di casa…

The Spin Doctor
Fonte: http://thedailynurse.eu

 

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