sabato , 29 aprile 2017
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Facebook: il ‘Mi piace’ come un orgasmo

Nell’era di Facebook, è il “Mi Piace” a decretare l’effettivo successo e benessere della persona. Si, benessere, perché secondo una nuova ricerca l’approvazione tramite i social media porterebbe l’utente ad affrancarsi personalmente, ossia ad avere più fiducia in se stesso.

Ovviamente, tutto questo non può che avere risvolti negativi. Una sorta di dipendenza dal social network velata dal voler stare al passo con i tempi. E i numeri parlano chiaro: il 53 per cento degli utenti, infatti, ammette di connettersi per la sola esigenza di accedere ai social, mentre il 6 per cento dichiara apertamente di esserne dipendente. E, anzi, di esserne oltremodo ipnotizzato.

A dare sostegno alla dipendenza da social, le moderne tecnologie. Dagli smartphone ai tablet, per finire ai pc di casa, tutto sembra chiamare l’utente a connettersi. Tanto che alcuni comportamenti, modi di dire e stati psicologici sono ormai profondamente radicati nella nostra sempre più virtuale quotidianità. Quando però questi diventano veri e propri disturbi psicologici che generano ansia edepressione, allora è il caso di parlare di dipendenza.

Ce lo spiega uno studio condotto da IMR Ricerche, realizzato su un campione di 100 persone. Queste sono state sottoposte al metodo cawi (computer-assisted web interviewing). E i risultati non rincuorano. Il 38 per cento degli intervistati, dunque, è pronto ad ammettere di esagerare con le ore trascorse sui social, il 6 per cento dichiara apertamente di esserne ‘dipendente’, mentre una parte sostanziosa ritiene di essere ‘ipnotizzata’ dai social. Ma c’è anche un 20 per cento che ammette di avere avuto problemi ‘relazionali’, derivanti proprio dall’uso eccessivo di questi strumenti.

Il primato non troppo lusinghiero spetta all’Italia. Con oltre 21 milioni di utenti, infatti, il nostro paese si attesta come il primo al mondo con il numero più alto di utilizzatori di social network. La fascia d’età più “sensibile” quella degli adolescenti, mentre il 22 per cento di questi dichiara di trascorrere diverse ore davanti al computer, sebbene un alto 53 per cento vi si connette tramite smartphone.

Dal 2008, anno in cui Facebook è sbarcato in Italia, è aumentato dell’8% il numero di persone che si rivolge a noi per risolvere il problema da dipendenza dei social network”, dichiara Armando Stano, Segretario Generale A.I.D.A. (Accademia Internazionale ‘Stefano Benemeglio’ delle Discipline Analogiche). “L’utente medio ha tra i 30 e i 45 anni, spesso a rivolgersi a noi sono madri preoccupate per i loro figli che trascorrono sempre più tempo in rete. Del resto i dati parlano chiaro, e quando chiediamo qual è la motivazione principale che spinge l’individuo a reiterare il suo comportamento, il 5 per cento dichiara di navigare su Facebook per dimenticare i suoi problemi personali, il 3 per cento trova nel social network un profondo senso di appagamento dovuto dal consenso sociale generato dal ‘Mi Piace’, per questo i soggetti che hanno più successo su Facebook, sono quelli che rischiano di più la dipendenza.

E sarebbe proprio questo aspetto quello che dovrebbe destare il maggior interesse. Pare, infatti, che ricevere il ‘Mi Piace’ su commenti, immagini e status contribuisca a rilasciare una piccola scarica di dopamina, ossia il neurotrasmettitore coinvolto nei casi di dipendenza. Questa innesca un’alterazione della personalità, tanto da sovrapporre un’immagine fittizia a quella reale. “Il 2 per cento delle persone che si rivolge a noi dichiara di provare invidia per le foto sorridenti e felici dei propri amici, ciò li spinge a postare immagini di sé in compagnia di persone o comunque in situazioni piacevoli, per dimostrare di non essere da meno”.

Considerazioni che dovrebbero far riflettere. Se vale il detto “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”, la nostra vita è in balia dei gusti altrui. Si dovrebbe riconsiderare il modo di intendere ciò che “Mi piace”.

Federica Vitale
Fonte: nextme.it

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