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venerdì , 23 giugno 2017
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Come ci muoviamo nel mondo dove tutto e’ diventato social

In un ambiente competitivo dominato dalle tecnologie il marketing deve essere centrato su trasparenza, leadership comunicativa, collaborazione e senso di comunità

di Andreina Mandelli, SDA professor di marketing

Di social media si discute molto. Abbiamo imparato che su queste piattaforme i consumatori diventano attivi e collaborativi, cioè dicono la loro su imprese e prodotti e condividono informazioni/contenuti rilevanti. Ci stiamo (anche se a fatica, ci dicono le statistiche Eurostat) abituando ad utilizzarli come imprese, familiarizzando con l’idea che il marketing deve, di conseguenza, cambiare pelle: essere centrato su trasparenza, leadership comunicativa, collaborazione e comunità, più che sulla tradizionale spinta persuasiva e il controllo di marca.

E, di nuovo, – ci dicono – sta per ripartire a gran velocità il cambiamento. Anzitutto sta diventando realtà ciò che per decenni era stato solo immaginato: il cosiddetto computing ubiquo. La rete diventa accessibile da dovunque e sempre. Ci portiamo Internet e le nostre reti sociali con noi, attraverso gli smartphone e i tablet (tra poco i Google glass?), quando camminiamo o entriamo in un negozio. Avremo la rete a portata di occhi e di voce nelle nuove smart car e nelle nostre case intelligenti. Questi oggetti (la Internet of things) raccoglieranno informazioni (sul meteo, la condizione delle strade, le attrazioni nei dintorni, lo stato dei servizi disponibili, ma anche la condizione bio-fisica del conducente/residente) trasmettendo questi dati a noi o anche ad altri oggetti intelligenti o servizi. La progressiva ibridizzazione delle realtà fisiche e virtuali, attraverso le applicazioni di realtà aumentata e altre combinazioni di materia e virtualità (come nel caso delle augmented in-store experiences) aggiungerà funzioni e valore agli incontri di marca e commerciali.
Un secondo trend è che la logica collaborativa/social sta diventando un nuovo modo di fare enterprise e business (social business). Non ci stupiremo più di vedere i clienti che partecipano alla ideazione di nuovi prodotti (in Barilla per esempio), le organizzazioni concepite come grandi network di apprendimento e innovazione, e i dipendenti che sui social media diventano i migliori advocate della marca. Ciò che cambierà pelle (diventando social e collaborativo) sarà sempre di più il prodotto stesso. I primi esperimenti di collaborative economy sono partiti dal basso. I consumatori (v. i casi di AirBnB per le case e di Uber per l’automobile) si stanno accorgendo che la condivisione dei propri beni con altri consumatori, facilitata dai social media mobili, permette di generare nuovi servizi e valore. Le imprese esistenti nei settori specifici hanno due possibilità: o perdere valore o ridisegnare il proprio business incorporando almeno parzialmente le nuove logiche collaborative (diventando anche piattaforme di supporto allo sharing come sta mostrando ad esempio Volkswagen).
Da ultimo, anche le cose (le smart things) stanno scoprendo il fascino del social. Le reti di oggetti che supportano le nostre attività ludiche o di servizio sono sempre più in “rete sociale” con noi e con gli oggetti dei nostri amici e peers. Una nota assicurazione americana ha recentemente offerto una polizza auto che cambia di prezzo a seconda dello stile di guida (monitorato automaticamente e trasmesso in rete) del cliente. Questa smart machine diventa una social machine se questi dati sono condivisi nel social network del cliente stesso, che può persino decidere di partecipare a “gare” con amici e parenti su chi è più bravo e spende meno. Facciamo anche noi la gara a capire quale sarà il nuovo prodotto o cosa che diventerà social?
Fonte: viasarfatti25.unibocconi.it

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